La Natura nell‘Uomo e l’Uomo nella Natura

Nelle molteplici manifestazioni della Natura come potenza in divenire, da intendersi come azione perpetua, non esaurita e ancora in atto, il tempo interagisce con i movimenti della Vita nello spazio, per conferirle ricchezza di forme d’Anima, al fine di stimolare e guidare i diversi impulsi verso la totalità espressiva dell’esistenza, totalità che, forse, si realizza o si dovrebbe realizzare nell’uomo.

Il termine latino “natura” proviene dall’abbreviazione del participio futuro del verbo nascor, che con il concetto di nascita esprime anche quello di una potenza in divenire, di un’azione non esaurita e ancora in atto, di un’energia (en-ergon, in atto, appunto). La Natura, anche da un punto di vista etimologico, è dunque il luogo di nascita dell’Essere, puro in quanto espressione di energia, e l’universo in perenne lavoro produce diversità di corpi e di vita, con cui l’Essere si manifesta, con masse materiali precise, attitudini e specificità con cui “essere” nel mondo. È il lavoro che ordina in questo processo l’energia di ogni corpo secondo la sua particolare condizione e necessità di vita.

Di questo lunghissimo cammino, che dura da 13,7 miliardi di anni, siamo parte anche noi: siamo il prodotto di questo ancestrale canto del cosmo. È l’energia che ha emanato la materia Mater, madre di tutti gli elementi primordiali, necessari e fondamentali alla vita in ogni sua forma.

Einstein, e sulla sua scia parte della Fisica moderna, ci insegnano che ogni corpo, anche quello più duro e denso, in realtà, non è fermo né compatto, ma ci appare tale grazie al particolare movimento delle sue particelle. La materia non è morta, ma semplicemente organizzata in un lavoro che diviene man mano sempre più complesso e raffinato per raggiungere la forma di natura naturans, cioè Vita.

«Ogni essere per così dire, è un setaccio diversamente formato, che filtra dalla Natura sensazioni diverse; ciò che un essere lascia da parte rimane utilizzabile per innumerevoli altri esseri.»

Minerali e piante, per esempio sono destinati a vivere una profonda relazione con i processi di trasformazione dell’energia vitale, mentre animali e uomini hanno il compito di sperimentare la loro “energia in azione” attraverso sensazioni, percezioni e riflessioni. Un animale può infatti camminare là dove un albero patriarca è radicato da millenni con le tracce, direttamente in esso, della storia del pianeta. Un uomo può estrarre un cristallo che pazientemente da milioni di anni è ancorato alla terra, trasformando elementi che quindi gli arrivano direttamente dalle stelle.

L’Essere unico in quanto energia, sia che si manifesti come albero, gazzella, sasso o uomo, vive quindi la peculiarità della vita nelle attitudini e potenzialità di cui le diverse manifestazioni organizzate sono portatrici.

Abbiamo visto che i minerali forniscono elementi ai vegetali e non solo, le piante usano gli insetti per l’impollinazione oltre che l’anidride carbonica che animali e uomini producono, e ovunque, in mille altre relazioni, possiamo costatare che il legame tra rocce, piante, animali e uomini è sinergia fra le forze. Uomini e animali erano forse destinati a portare nella Natura, anima e idea, mentre minerali e piante il materiale per questo esperimento chiamato Vita, il cui fine ultimo indubbiamente ci sfugge.

Uomini e animali si muovono quindi in uno scenario già costruito da minerali e piante, e dal quale possono attingere tutto ciò di cui necessitano, arricchendolo e sostenendolo a loro volta; ma ciò non significa che la Natura sia un regno organizzato principalmente al servizio della dimensione umana! Noi siamo coprotagonisti, oltre che co-autori, di questo grande spettacolo e il successo è possibile solo nella collaborazione, nella relazione organica ed armonica fra le parti, altrimenti l’Opera stessa sarà mancata nella sua completezza.

Gustav Theodor Fechner, Nanna o L’anima delle piante, tr. it. di Giuseppe Rensi, Adelphi, Milano 2008, p.48;

Liberamente estratto da

“Natura: Trama di Gaia” di

Marina Maria Francesca Menichelli

edizione “Impronte di Luce”