Perchè occuparsi del benessere emotivo degli animali?

Il lavoro ha sempre svolto nella mia vita un ruolo particolare. Molto più di uno strumento di sopravvivenza materiale, si è rivelato nel tempo la possibilità di sperimentare concretamente tutto quello che faceva la reale differenza tra vivere e il semplice esistere.

Ricordo che circa 30 anni fa quando ero ancora una ragazzina, incontrai queste parole “Conserva l’interesse per il tuo lavoro, per quanto umile, è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo”. Questa frase chiarì immediatamente quella confusione che sentivo e mi spinse a credere e lottare per vivere quotidianamente i valori e lei idee che sentivo imprescindibili da me. Da allora tutta la vita è stata dedicata a quella passione che mi ha consumato fin da piccola e che continua a spingermi avanti assetata di senso. Il termine lavoro ha assunto un significato molto particolare, potrei definire quasi sacro, che mi conduce ancora oggi ad emozionarmi per la bellezza che vi incontro, come davanti ad un’opera d’arte. Attraverso il lavoro posso partecipare e onorare questo grande mistero che è la vita senza limitarmi semplicemente a scivolare nei giorni.

Mi occupo primariamente del disagio emotivo negli animali, e indago il delicato e complesso mondo della relazione uomo / animale partendo da un’ottica necessariamente più ampia che non quella strettamente comportamentale. La complessità del tema esige, infatti, un’analisi causale profonda che permetta di comprendere l’origine del malessere nelle creature che sono a stretto contatto con l’uomo, le motivazioni più o meno implicite, e le ripercussioni sull’essere umano e la sua evoluzione. L’animale interviene a pieno titolo nella complessa galassia del mondo umano e per quanto riguarda gli animali domestici, che vivono a stretto contatto con l’uomo, abbiamo a che fare con un raffinatissimo e complesso intreccio relazionale che mette in comunicazione i due vissuti emotivi. Grazie alla profondità e spontaneità del rapporto che si crea la persona è sollecitata, più o meno consapevolmente, a prendersi la responsabilità del suo agire all’interno della relazione attraverso un linguaggio che può riconoscere e dal quale difficilmente può sottrarsi, quello dei sentimenti e delle emozioni.

Le parole diventano superflue e affiora un mondo intuitivo, fatto di percezioni, sensazioni e reazioni, che travalica il semplice raziocinio e ci coinvolge nell’esperienza arcaica dell’amore.

I segnali del malessere nell’animale, non solo ci forniscono indizi per il problema sottostante,  la malattia latente, o il suo stato di necessità trascurato, ma possono, quindi, anche parlare della sfera emotiva dello stesso  referente umano. L’obbiettivo è riportare l’equilibrio nella vera natura dell’animale, e al contempo offrire alle persone la possibilità di farsi autori consapevoli di un percorso di auto-conoscenza proprio grazie alle tematiche che affiorano nella relazione.

Il rapporto con la natura, e gli animali in particolare, ha determinato tutta la mia esistenza. Non ricordo di essere mai stata diversa. Fin da bambina gli esseri umani hanno sempre destato la mia curiosità più che il mio interesse, mentre gli animali e le piante sono state il primo contatto vero con la vita, l’amore e la compassione. Solo in poche circostanze sono riuscita a provare la stessa intimità e intensità di sentimento per i miei simili, e di questo me ne rammarico, ma in fondo il mio lavoro mi ha condotto ancora una volta agli uomini e al loro destino, pur avendo fatto di tutto per allontanarmene.

Tutto è iniziato molti anni fa, quando con avventatezza adolescenziale pensavo di sfuggire dal rumoroso caos connaturato alla vita umana, rifugiandomi nell’osservazione esclusiva degli animali e del loro ambiente, senza tenere in alcuna considerazione l’uomo. Ma come Shakespeare ci ricorda nell’Amleto “Nostri i propositi, gli esiti mai”; più mi addentravo nel mondo emotivo degli animali, più velocemente e sfacciatamente l’anima umana – con tutte le sue complessità – mi raggiungeva e chiedeva il prezzo; non potevo escludere l’uomo, visto che al destino umano ineluttabilmente gli animali erano apparentemente legati e consacrati. Cominciai, allora, a lasciare che la mia capacità di osservazione degli individui e la facilità di approccio con la natura, mi parlassero della vita, dell’identità di essere umano e del ruolo che abbiamo gli uni verso l’altra.

Fu immediatamente chiaro che non avrei potuto salvare nessun albero o animale, senza prendere in considerazione l’egemonia della condizione umana a cui, nel bene e nel male, tutte le altre creature erano asservite. Era necessario ri-educare alla sacralità dell’interrelazione fra alberi, animali, montagne e uomini. Il pianeta, così perfettamente costruito e sviluppato in funzione della vita umana, ha fatto un enorme lavoro per permettere la nostra evoluzione e continua tuttora a sforzarsi per non infrangere l’antico patto, ma tutto questo esige il rispetto del fine ultimo che nell’uomo e attraverso l’uomo dovrebbe trovare la sua manifestazione e l’attuazione del progetto evolutivo iniziale. Ma a quale Umanità il pianeta dovrebbe aspirare, potreste chiedermi a questo punto. È una domanda che mi pongo continuamente anche io, alla quale non so dare una risposta razionale, ma ciò davanti a cui la mente si arrende l’anima lo riconosce. Sento che abbiamo ancora tanta strada da fare per raggiungere quella pienezza che l’universo si aspetta da noi, e non possiamo farlo separandoci da tutto ciò che ci circonda e che ci permette di vivere, non possiamo farlo chiusi nella nostra cieca arroganza antropocentrica, perché non c’è vita di serie A o di serie B, non si può racchiudere l’amore in categorie di importanza.

Nella mia professione ho incontrato molte persone che inaspettatamente si sono scoperti intensamente coinvolti nella relazione con i loro compagni animali da provare sentimenti così profondi tanto da mettere in discussione sterili concetti preconfezionati e predigeriti per far affiorare nuovi orizzonti dell’Io. Questo è il tema portante di ciò che faccio; la valenza maieutica della relazione con gli animali e la Natura nei confronti del nostro sviluppo psicologico e etico, nei confronti della nostra evoluzione.

Non è sempre facile, anzi non lo è quasi mai; molte volte sono stata tentata di mollare tutto per farmi semplicemente trascinare dai giorni, ma avrei dovuto impedirmi di vedere, sentire, pensare, avrei dovuto tramortirmi e anestetizzarmi.

Scelgo, quindi, ogni giorno la fatica del mio lavoro, che si trasforma insieme a me incessantemente, piuttosto dell’assurdo di non farlo.

Marina Menichelli

Di prossima uscita il libro “Da Anima a Anima”,

edizione “Impronte di luce”

Marina Menichelli è disponibile per consulenze a domicilio.

Per appuntamenti chiamare 3389131435

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *